Nome progetto: 3Piazze

Riqualificazione di piazza Almerici, piazza Bufalini e piazza Fabbri in Cesena

Progettisti:, Marco Ceredi, Francesco Ceredi, Paolo Ceredi

Cronologia: 2012-

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Progetto 3piazze:  un po’ di storia…

L’Amministrazione Comunale di Cesena nel 2011 bandisce un concorso di idee per  il recupero e la valorizzazione delle piazze Almerici, Bufalini e Fabbri che devono diventare spazio pubblico continuo, unitario e di eccellenza che dovrà fare da cornice alla Biblioteca malatestiana.

La Commissione giudicatrice in data 12 giugno 2012 conclude l’esame delle proposte di idee e proclama come vincitore il raggruppamento composto da Marco Ceredi, Francesco Ceredi,  Paolo Ceredi e Sara Burnacci.

Il progetto viene presentato ai cittadini nel corso di due iniziative pubbliche nel 2012 e nel 2015

Nel Gennaio 2016 viene approvato il Progetto Preliminare.

Nella primavera del  2016 viene fatta una petizione sulla tutela degli alberi della Malatestiana che raccoglie 5.327 firme.

L’ amministrazione comunale chiede ai progettisti vincitori del concorso di individuare per il nuovo assetto di Piazza Bufalini una nuova soluzione che consentisse il mantenimento dei lecci di fronte alla Malatestiana. Lo Studio Ceredi  elabora un secondo progetto che si sviluppa intorno alle alberature esistenti.   I due progetti vengono presentati durante un incontro pubblico a Giugno 2017.

Dal 17 giugno al 16 luglio 2017 viene indetta una consultazione on line. Votano complessivamente 2850 cesenati:  2016 cittadini esprimono la preferenza per il mantenimento dei lecci; 834 esprimono  la preferenza per il progetto vincitore del concorso. 

Nel Novembre 2017 viene presentato il Progetto Definitivo dove viene introdotta la modifica progettuale vincitrice della consultazione pubblica.

Nel Luglio 2018 viene presentato il Progetto Esecutivo di cui si riportano qui le principali elaborazioni grafiche.

Progetto 3piazze: descrizione
Il progetto persegue l’obiettivo di un intervento unitario che rispetti e valorizzi le specificità storiche e morfologiche di ciascuna delle tre piazze.

Piazza Fabbri:
il progetto della nuova piazza conserva la funzione di asse stradale come naturale prolungamento della via Montalti. Tuttavia il tracciato veicolare viene ridotto e deviato in direzione parallela la fianco del Palazzo del Ridotto, assumendo una nuova fisionomia che concede ampio spazio pedonalizzato sul lato est. Si persegue l’obiettivo ambizioso di rendere Piazza Fabbri tale di nome e di forma, la chiesa trova il suo sagrato, e il marciapiede si allarga lastricato punteggiato di alberi, posto al lato opposto del palazzo del Ridotto, ne concede la vista ed è in grado di ospitare strutture temporanee per gli esercenti già presenti nei fabbricati adiacenti. Edicola e Chiosco della piadina sono spostati in luogo più adatto così da ripristinare la pulizia prospettica del viale/piazza. E la chiesa ritrova il suo sagrato.

Piazza Almerici:
È la vera piazza nel senso etimologico del termine, è uno spazio di raccolta, il contenitore dove si svolgono i grandi eventi della città. Il progetto si affida ad un semplice processo di sottrazione: vengono allontanate le macchine, vengono eliminati i marciapiedi, i dislivelli, i cordoli, così da creare un unico grande piano lastricato scandito dalle trame della pietra. Il disegno è una geometria semplice: un piccolo cordolo di pietra bianca marca i confini della piazza e ricalca il perimetro dell’antico palazzo demolito; una serie di linee trasversali cadenza il disegno in quadrature di pietra montata a correre con differenti giaciture a conferire un fremito all’incedere nella piazza.

Piazza Bufalini:
Piazza Bufalini continua ad essere luogo consacrato all’elemento naturale. Nel rispetto della sua storia, la nuova piazza conserva la destinazione a giardino. Il progetto generale persegue l’idea di un grande spazio pedonale unitario. Vengono salvaguardati i lecci esistenti e viene conservata la quota del terreno all’interno delle vasche poligonali che li contengono. Tuttavia i bordi esistenti delle vasche stesse sono  demoliti e ridisegnati con delle nuove giaciture in armonia con il linguaggio architettonico adottato per il progetto globale. Il dislivello verso la biblioteca viene risolto con la replica di una serie di ulteriori vasche poligonali poste in progressivo degrado  procedendo verso la biblioteca. Viene progettato così un giardino a gradoni, costituito da muretti contenitivi in cemento bianco. Le vasche sono interrotte da tre grandi varchi lastricati che portano ai tre accessi della biblioteca.  I lecci vengono proposti  come unica presenza arborea al fine enfatizzare la loro dimensione e inquadrarli come preesistenza del passato. Le grandi aiuole sono principalmente destinate a prato con ampie fasce arbustive proposte in una estesa varietà di specie accostate per colore: dai gialli della stipa e achillea, ai rosa dell’echinacea, ai rossi del cornus alba sibirica. La policromia e le fioriture stagionali degli arbusti vogliono mitigare la monotonia del leccio e delle sue foglie sempre verdi.  Il giardino nei suoi percorsi lastricati persegue una logica funzionale alla macchina prospettica che da piazza Almerici muove verso la facciata della Malatestiana.