Studio Ceredi
Architettura & Design

Villa Monty Banks

La storia

La Villa si eleva su uno sperone collinare di tufo posto sulla destra orografica del torrente Cesuola. Si tratta di una posizione paesaggistica tra le più scenografiche, fra quante se ne possano trovare nella prima periferia di Cesena, e ciò storicamente le ha valso il toponimo di  “Belvedere” con cui è conosciuta.

Villa Monty Banks deve il suo nome all’attore, regista e ballerino cesenate Mario Bianchi, divenuto famoso agli inizi del’900 con il nome di Monty Banks.

La posizione della Villa suggerisce proprio per la sua qualità paesaggistica, la presenza di insediamenti precedenti all’edificazione del fabbricato attuale.

È stata consultata al riguardo una documentazione cartografica piuttosto abbondante per via della presenza nella vicina via Sorrivoli dell’acquedotto che portava l’acqua in città. Per cui sono state redatte nei secoli diverse mappe.  Di seguito si ripotano in sintesi i risultati ottenuti dall’analisi storica:

Interessante è stata la consultazione di una pianta degli acquedotti  redatta nel 1726 dall’ arch. Domenico Cipriani. In questa bella mappa piuttosto dettagliata, la casa già compare come fabbricato isolato denominato “Casino Albizi”. Il fabbricato è disegnato in vista assonometrica per cui si osservano: la forma compatta quasi quadrangolare; il tetto a padiglione; la presenza di un piano primo e di un piano secondo; i prospetti ordinati con finestre allineate e grandi aperture centrali ad arco ribassato al piano terra. Si nota una serie di 5/6 alberi disegnati sul perimetro del fabbricato, la cui chioma affusolata ricorda quella dei cipressi.

Il Catasto Vivarelli del 1740 conferma la proprietà a nome del Marchese Carlo Albizzi, ma soprattutto indentifica il luogo con il toponimo di “Belvedere”. Da trecento anni questo luogo è il Belvedere della città.  

Dalla consultazione delle mappe, la ricerca storica si è spostata alla consultazione dei registri delle licenze edilizie e proprio nel registro delle licenze edilizie presentate presso il Comune di Cesena nel 1939 appare una domanda di nuova costruzione intestata a Mario Bianchi in località Belvedere. Ecco la data di costruzione della Villa.

Si tratta di un’architettura slanciata, piuttosto severa e quanto mai insolita nelle nostre zone. La snellezza degli alzati è data dal grande vuoto che scava longitudinalmente il volume della villa, altrimenti percepito come cubo massiccio, e che conferisce la caratteristica pianta a U. L’austerità, è data dall’apparato decorativo e dai materiali impiegati per realizzarlo: un bugnato a conci bocciardati poggiante su uno zoccolo di base sempre bugnato, su cui si ritagliano le finestrelle che danno luce alle cantine. Le finestrature dei tre piani sono perfettamente allineate e scandiscono i prospetti con una distribuzione quasi tabellare. Unica curvilinea eccezione sono le finestre del piano nobile che presentano un architrave ad arco a tutto sesto. Esso interrompe la linea di confine del bugnato e scongiura così una pericolosa monotonia, creando nella sua ripetizione una serie di lunette che si rincorrono nei quattro prospetti.

Al fine di comprendere gli stilemi architettonici della villa abbiamo trovato spunti interessanti nello studio della biografia di Mario Bianchi. Nel 1929 dall’America Banks si sposterà in Inghilterra e li vivrà per i 10 anni successivi. Nel 1935 conoscerà l’attrice inglese Gracie Fields e la sposerà nel 1940, mentre un anno prima cominciava il cantiere della villa.  A parere di chi scrive, questa lunga parentesi in Inghilterra e la frequentazione di un nuovo amore d’oltre manica, trovano una loro traduzione linguistica in alcune cifre stilistiche che si possono riconoscere nel progetto  di Villa Bianchi.  La Villa si sviluppa intorno ad una pianta a U con un inconsueto abside circolare inserito nel lato di Ovest, riferibile chiaramente alla tradizione inglese del bow window. I prospetti sono piuttosto austeri poiché caratterizzati da un bugnato squadrato di graniglia grigia di oltre 7 metri di altezza, più simile al muro di un castello scozzese che al basamento di un palazzo rinascimentale italiano.  Il risultato agli occhi dell’osservatore locale è decisamente inconsueto e difficile da catalogare nell’ampia casistica della storia dell’architettura italiana.

La villa dagli anni quaranta ad oggi ha avuto diversi proprietari e gli usi più disparati, da residenza a centro di recupero fino a struttura universitaria. Le facciate sono arrivate fino a noi con un singolare apparato cromatico che esibiva una vernice rosa nei fondi di piano secondo, una tinta verdina per tutti gli infissi e un color avorio per gli imbotti delle finestre.

Il progetto ha previsto l’abbandono di queste tonalità per un nuovo apparato cromatico più raffinato che si ispira alle tinte originali: recupero della finitura simil travertino degli imbotti delle finestre mediante rimozione delle tinte superficiali,  restauro e verniciatura degli infissi in bianco crema; tinteggiatura in bianco dei fondi di piano secondo; pulizia del bugnato in graniglia grigia del basamento.

La villa appare dopo il restauro più eterea, meno massiva, avvolta nel nitore dei bianchi e degli avori della sua nuova livrea.


Un agriturismo con ristorante

La villa dopo decenni di usi, abusi e abbandoni recupera la sua destinazione originale di residenza seppur declinata in chiave ricettiva. Il progetto architettonico prevede la realizzazione di un agriturismo con ristorante al piano terra e undici camere al piano primo ed al piano secondo.

Il piano terra recupera ed estende la sua funzione conviviale originaria. Il grande ambiente dell’avancorpo di Nord viene adibito a sala ristorante con cucina a vista delimitata dalla coppia di pilastri che ne ripartisce la lunghezza. L’avancorpo di Sud è occupato da una seconda sala per colazioni e pranzi, leggermente ampliata annettendo il piccolo vano adiacente. I servizi igienici vengono conservati nella loro posizione originale.

Gli interni della villa sono piuttosto scarni a livello decorativo, tuttavia si riconoscono elementi coevi con la costruzione del fabbricato quali: lo scalone di marmo, alcuni pavimenti,  i camini del piano terra e le imbotti di porte e finestre. Di queste ultime approfondiamo la forma singolare.

Le numerosissime finestre di piano terra e piano primo sono inserite in slanciati portali a tutta altezza che si contraddistinguono per gli angoli realizzati con ampi smussi circolari. Le imbotti sono decorate con un semplice zoccolo di base e una cornice marca davanzale. Al di sotto della banchina vi è una nicchia aperta che ospita i caloriferi . Le porte interne presentano un disegno semplice, che si lega a quello delle finestre grazie agli ampi smussi realizzati negli stipiti e nella cornice dell’architrave. L’anta delle porte è caratterizzata da una decorazione severa con zoccolo di base, una cornice orizzontale poco sotto la maniglia, e una doppia bugna.

Il progetto si propone dunque di completare questo incompiuto apparato decorativo con la formazione di un “lambris”, ossia una pannellatura in legno verniciato ad altezza davanzale che corre lungo i muri delle stanze congiungendo finestra a finestra, finestra a porta. Questa pannellatura ha semplici decori che riprendono le linee delle imbotti esistenti: uno zoccolo di base, una fascia sommitale ed una cornice a cassettone centrale.  Questo semplice inserto conferisce una raffinata unitarietà agli ambienti interni che finalmente trovano una nuova finezza.   La decorazione prosegue a soffitto, negli ambienti principali, con l’applicazione negli ambienti principali di cornici perimetrali a formare una greca a quadrato negli angoli.

Per la reception posta all’ingresso della villa abbiamo disegnato un mobile a consolle, in legno e marmo. È un piccolo parallelepipedo con gli angoli smussati a ricalcare l’esatta curvatura degli imbotti di porte e finestre esistenti. Il fronte del mobile è costituito da una pannellatura di rovere massello decorato con preziosa scanalatura a sezione curvilinea. Due fasce in ottone marcano la base e la sommità. Il piano è una lastra di marmo verde a richiamare gli inserti dello stesso marmo presenti nello scalone vicino.


Le undici camere

Elemento architettonico di alto valore estetico e pregiata fattura è sicuramente lo scalone a due rampe che porta dal piano terra al piano primo. Localizzato a ridosso dell’abside, è realizzato in bicromia di marmi bianco Arabescato Vagli e marmo Verde Alpi. La balaustra colpisce per il suo corposo spessore in massello di marmo traforato con decori quadrangolari.

Lo scalone ci conduce al piano primo dove si trovano cinque delle undici camere dell’agriturismo.

Il progetto di ospitalità è incentrato sul rispetto della destinazione d’uso originale della villa ossia una abitazione signorile caratterizzata dal taglio piuttosto ampio dei suoi ambienti interni.   Questo si traduce nella progettazione di camere dalle generose metrature, servite da bagni prodighi di metri quadrati. La distribuzione degli arredi interni prevede talora la formazione di setti divisori in cartongesso, per sfruttare al meglio la spaziosità dei vani.  Nella suite di piano primo posta sul lato Sud, viene posizionata a centro stanza una ”private Spa” concepita come una teca in vetro e legno. Questo piccolo centro benessere rappresenta all’interno della abbondante volumetria della stanza, un elemento di separazione con la zona notte, pur mantenendo la percezione globale del vano.  Il letto è posto a centro stanza, con la testata in appoggio ad una quinta di specchi su cui si innesta la sauna.  La suite di piano secondo ospita uno dei tre camini in marmo presenti nella villa, che dal piano terra è stato smontato e rimontato nel nuovo ambiente dove la sua imponenza massiccia esplode in una inedita potenza.

Vengono conservati e restaurati i pavimenti originali principalmente di due tipi: pavimenti in marmo bianco con cornice perimetrale e decori a quadrato; pavimenti in listelli di legno di rovere posati a spina italiana con bisello perimetrale. I nuovi pavimenti introdotti a livello progettuale non inseriscono nuovi materiali all’interno della villa ma seguono in materia e schemi di posa, i pavimenti originali.

Un importante intervento di restauro ha riguardato le finestre di piano primo e piano secondo. Le ante interne sono state trasformate in scuroni bugnati per regolare l’apporto di luce solare. Questo ha permesso di abbandonare il vecchio sistema di oscuramente costituito da tapparelle in PVC. Le finestre già numerose e slanciate hanno acquisito una ulteriore maestosità scandendo con ritmo sfarzoso la successione degli ambienti.

Il restauro delle finestre è stato anche occasione per affrontate il tema della riqualificazione energetica del fabbricato, sempre delicatissimo nell’ambito di un restauro conservativo. Al fine di ridurre le dispersioni energetiche e migliorare il comfort termico degli ambienti interni, sono stati sostituiti i vetri delle finestre con vetri camera, le ante sono state dotate di guarnizioni per la tenuta dell’aria, e le nicchie sottostanti sono state opportunamente coibentate con materiale isolante.


I bagni

Ogni bagno si distingue in forma e distribuzione interna, dettate entrambe dalla articolata composizione degli ambienti. Sono nati una serie di ambienti unici, multiformi e intriganti nel loro uso.  Dove possibile, è stata separata l’area lavabi dalla zona sanitari, più appartata e protetta da vetrate satinate. Una cura speciae è stata dedicata alle docce che hanno metrature generose, quasi termali.

Grande attenzione è stata riservata alla scelta dei materiali di pavimento e rivestimento. Si è sposata in toto la bicromia tra marmo bianco e marmo verde, presente come nota distintiva nei pavimenti e nello scalone originali della villa. Così ciascun bagno è stato disegnato con un lastricato di marmo Arabescato Vagli posato a pavimento con schema a scacchiera, e un rivestimento murale in lastre di marmo Verde Alpi che corrono ad altezza variabile per tutte le pareti,  ora alzandosi nell’ambiente doccia ora abbassandosi per lavabi e sanitari.

    A completare il progetto degli interni abbiamo disegnato il mobile del lavabo. Lo abbiamo chiamato “Ruhlmann” in onore di Jacques-Émile Ruhlmann, designer e arredatore parigino, tanto apprezzato dalla Committenza, che ha disegnato forse tra i più bei mobili nell’Europa dei primi anni venti del Novecento. Il mobile da bagno “Ruhlmann” dalle linee snelle e slanciate, è costituito da quattro gambe a sezione rastremata in legno laccato nero con piedino in cromo lucido. Le gambe si incastonano in uno scatolare sempre di legno laccato nero che sorregge un piano di ceramica. Sul fronte si fissa un piatto piegato in cromo lucido con funzione di porta salviette.


La spa

L’agriturismo ambisce ad essere una struttura ricettiva legata al concetto di benessere. L’idea progettuale è stata quella di ricavare una zona spa al piano interrato della villa. Le cantine di villa Bianchi sono stare da sempre ambienti non abitabili, destinati principalmente a magazzino, con problemi di salubrità legati all’ umidità trasmessa dal suolo a pareti e pavimenti.  Tuttavia fin da subito si è potuto riconoscere  a questi ambienti una certa valenza architettonica dovuta principalmente al rapporto tra la loro metratura  e la loro altezza che supera i 3 mt, abbastanza inusuale per vani interrati. 

Così, si è deciso di risanare tutto il piano interrato mediante il rifacimento dei pavimenti e relativi sottofondi, e l’utilizzo di intonaci deumidificanti anticondensa nelle pareti contro terra.  Una zona del piano interrato è stata ulteriormente rivitalizzata con la realizzazione di una piccola ma suggestiva zona Spa, localizzata nell’ala della villa rivolta a Nord Est.  Dall’ascensore si accede attraverso un disimpegno in una zona relax con sauna e bagno turco. Passando poi da un portale esistente si arriva ad una mini piscina riscaldata che occupa un’intera stanza dell’ala Est.

Il materiale scelto per il pavimento e i rivestimenti della spa è stato il travertino Il gioco dei rimandi questa volta riguarda gli esterni con la finitura in travertino di tutti gli imbotti delle finestre di piano terra e piano primo. Nella spa il travertino viene utilizzato in lastre a grande formato con dimensione costante, montate allineate. Uno schema semplice, potenziato dalla scelta di rivestire le pareti da cielo a terra, al fine di ricreare un effetto totalmente avvolgente nella sua aulica matericità.  L’illuminazione del tutto, sempre molto morbida è costituita una serie di linee di luce che tagliano lo spazio amplificandone la dimensione. Suggestiva è la luce del sole del mattino che filtra con vaporosi tagli diagonali, da una serie di finestre alte poste sopra la quota del marciapiede esterno.


Il parco

L’intorno della villa è costituito da un ampio parco di forma rettangolare delle dimensioni di circa 5000 mq. Sul lato di Nord si apre un piccolo terrazzamento da cui si gode di una delle viste più suggestive verso la città. Da qui il toponimo di “Belvedere”, con cui da più di trecento anni viene identificato questo luogo.

 La villa è posta a ridosso del lato Ovest del parco. Lungo i lati di Nord e di Sud corrono due filari di cipressi (alcuni pluricentenari) caratterizzati da tronchi di una imponenza scultorea.  A presidio del cancello di ingresso i cipressi lasciano il posto ad altissimi pini domestici.

Il progetto architettonico ha previsto in primis una semplice operazione di sottrazione attraverso la rimozione di tutti gli arbusti presenti nel parco al fine di valorizzare il suggestivo impianto a filari dei cipressi perimetrali. Viene conservato l’impianto originale dei viali a disegno ovoidale che dall’ingresso portano alla villa. La loro vocazione è principalmente carrabile.  Il sistema dei percorsi viene ampliato con la formazione di una lunga passerella pedonale posta in posizione centrale, in asse con la villa. Questo permette al visitatore di avere un avvicinamento frontale alla villa, capace di attivare una macchina prospettica che enfatizza la simmetria del parco e della villa stessa.

Nell’angolo Nord-Ovest è stata realizzata una piscina rettangolare che gode di una vista speciale,  aperta sul panorama a metà tra le colline e la città. Si introduce così nel parco l’elemento “acqua”, prima totalmente mancante, che posto così in prossimità della villa, ne potenzia l’effetto monumentale in un gioco inedito di riflessi e specchiature.

I materiali degli esterni sono principalmente di due tipi. Per i marciapiedi perimetrali e per la piscina sono state utilizzate lastre di pietra beige d’Algerie, pezzatura mista, montato a correre. La pietra usata in prossimità della villa ne completa il portato aulico. In antitesi,  al fine di adottare materiali più intonati al contesto rurale, i percorsi pedonali dell’aiuola centrale e il dehors del ristorante, sono realizzati con pavimentazione monolitica con ghiaia a vista nelle tonalità del bianco/avorio. I percorsi carrabili, dello stesso materiale, sono distinti per la cromia virante al grigio.

Per concludere, si riportano alcune considerazioni sull’illuminazione esterna.  La villa ed il suo parco sono inseriti in contesto rurale completamente privo di illuminazione artificiale. Dunque è stata perseguita l’esigenza di valorizzare il complesso architettonico, contenendo e controllando l’intensità della luce così da interagire con equilibrio con la penombra circostante. La regia luminosa si è risolta in una serie di corpi illuminanti distribuiti uniformemente sui percorsi principali ad evidenziare le preminenze esistenti: una serie di faretti segna-passo a raso pavimento punteggiano la passerella centrale che conduce alla villa; faretti orientabili sono puntati sui tronchi di cipresso ad enfatizzarne la forma nodosa; la villa è illuminata con una serie di faretti a incasso posti lungo il marciapiede perimetrale e posizionati assecondando la partitura dei prospetti così da esaltare in notturna l’austera monumentalità del fabbricato. La loro luce è morbida e diffusa, così da scongiurare eccessive drammatizzazioni nella lettura delle facciate.